dapdm _ concept - Francesca Gernetti

Parafrasando Georges Perec, al cui testo “Tentativo di esaurimento di un luogo parigino” *** si ispira fortemente questo progetto fotografico, si può dire che ci sono molte cose in Piazza del Duomo a Milano: il Duomo appunto, il Monumento Equestre di Vittorio Emanuele II e la Galleria a lui dedicata, i palazzi Reale, Carminati e dell’Arengario, molti negozi e bar tra cui due luoghi iconici risalenti a cento e più anni fa, il caffè Camparino e il grande magazzino La Rinascente.

Tutte queste cose sono state descritte, fotografate, segnalate, pubblicizzate. C’è poi molto altro in questa piazza (come del resto in ogni luogo urbano), degno però di nessuna particolare nota. A meno che non si voglia cercare, osservare, addirittura inventariare proprio quello che generalmente non si nota, non si osserva, quello che non ha importanza. Cosa (an)noteremmo, allora, di Piazza del Duomo? Selciati e tombini, gradini e portici, cartelli urbani, insegne, pubblicità, orologi, edicole... Le scale della metro, i binari del tram, il posteggio dei taxi, le postazioni delle biciclette a noleggio...

In un luogo urbano, però, non solo ci sono cose, ma accadono microavvenimenti e azioni di chi passa e di chi sosta, anch'essi quasi sempre di nessun rilievo. Cosa registrerebbe quindi lo sguardo che osservasse quello che succede quando non succede nulla, se non lo scorrere del tempo, il viavai delle persone, il frullo d’ali dei piccioni...?

Se poi tornassimo un qualsiasi altro giorno, se scegliessimo un’ora o una stagione diverse per fare altre osservazioni, quanti gesti ed eventi catalogheremmo come unici e irripetibili, quanti invece come ordinari, usuali, quasi stereotipati, anche se a compierli sono persone ogni volta differenti? A questo punto verrebbe da chiedersi se un altro osservatore prenderebbe nota delle stesse cose, o se le vedrebbe diversamente, oppure se, pur trovandosi vicino a noi nello stesso istante, baderebbe a qualcos'altro lì accanto.
Del resto anche un singolo osservatore, pur prefiggendosi come unico scopo quello di guardare, vedrebbe solo ed esclusivamente ciò che succede proprio davanti ai suoi occhi in quel preciso istante, perdendo o ignorando tutto il resto degli accadimenti, ordinari o eccezionali. L’impresa ha dunque un limite evidente, come rifletté lo stesso Perec a proposito del suo “tentativo di esaurimento” della piazza parigina e del non vedervi quello che succedeva a qualche metro di distanza da sé.

Eppure è oltremodo affascinante l’idea di descrivere esaustivamente un luogo urbano così vivo come una piazza – nel caso di F.G. e A.F. la Piazza del Duomo a Milano – attraverso l’enumerazione seriale di cose ed eventi all'apparenza insignificanti, prendendo accuratamente nota di tutto quello che l’occhio può cogliere.
Con le stesse intenzioni, lo stesso spirito e la stessa modalità elencatoria di Perec, quindi, F.G. e A.F. hanno intrapreso con DAPDM un analogo “tentativo di esaurimento” di un luogo milanese, scegliendo però di utilizzare un linguaggio diverso per le loro annotazioni: se Perec, scrittore, aveva preso in piazza veloci appunti scritti da trascrivere successivamente in forma più letteraria e si limitò ad aggiungervi qualche “intermezzo fotografico”, F.G. e A.F. hanno fatto le loro registrazioni istantanee attraverso la fotografia, integrandola poi con la parola scritta nella successiva stesura della loro “descrizione analitica”.


*** Georges Perec, scrittore francese vissuto tra il 1936 e il 1982, era un fanatico di elenchi, liste e altre enumerazioni, generi di scrittura a cui improntò la propria produzione letteraria. Egli stesso ne diede questa chiave di lettura: «I libri che ho scritto si rifanno a quattro modi di interrogare che, alla fine, pongono forse tutti la stessa domanda, ma secondo prospettive particolari che ogni volta corrispondono per me a un diverso tipo di lavoro letterario. La prima di queste interrogazioni può essere considerata di tipo “sociologico”: come guardare il quotidiano [...]».

Esempio di questo suo “guardare il quotidiano” è un testo pubblicato nel 1975, “Tentative d’épuisement d’un lieu parisien” (“Tentativo di esaurimento di un luogo parigino”). Qualche mese prima, nell'ottobre 1974, per tre giorni consecutivi Perec era rimasto seduto ai tavolini dei caffè o sulle panchine di Place Saint-Sulpice a Parigi e aveva osservato la piazza in differenti momenti della giornata, prendendo accuratamente nota di tutto quello che vedeva: persone, macchine, autobus, animali, nuvole, cose all'apparenza insignificanti ma che fanno la vita quotidiana di una grande città. Come in altre occasioni di descrizione di luoghi, inoltre, anche in Place Saint-Sulpice aveva coinvolto un amico, l’artista e fotografo Pierre Getzler, perché scattasse qualche foto ai passanti, alle cose etc., sia liberamente sia su sue indicazioni (ma Getzler fotografò anche lo stesso Perec mentre scriveva seduto al tavolino di un caffè).

Quei veloci appunti “alla rinfusa”, scritti con minuta calligrafia e con un uso frequente di abbreviazioni e acronimi (a partire dal nome del progetto descrittivo, TELP), vennero poi dattiloscritti da Perec in una disposizione dei testi caratterizzata da rientri e tabulazioni che dessero una scansione anche visiva al racconto e al tempo stesso mantenessero la modalità elencatoria dei manoscritti, pur arricchendosi nella forma più letteraria di maggiori precisazioni e di considerazioni metodologiche. La semplice elencazione in situ, dunque, era evidentemente solo il brogliaccio per il vero lavoro di scrittura che lo ha seguito, divenendo una narrazione che – sotto la parvenza di un’asettica descrizione oggettiva – nasconde chissà quanti spunti di riflessione.

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